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    <title>dati &amp;mdash; humanwork</title>
    <link>https://humanwork.montaletti.com/tag:dati</link>
    <description>Note e dati sul lavoro umano di [Giampaolo Montaletti](https://giampaol.bio.link/) </description>
    <pubDate>Wed, 29 Apr 2026 19:17:14 +0000</pubDate>
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      <title>dati &amp;mdash; humanwork</title>
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      <title>La crescita economica rallenta ma le politiche attive fanno fatica.</title>
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      <description>&lt;![CDATA[dati&#xA;&#xA;Nel primo trimestre 2025 l&#39;economia italiana ha registrato una crescita del Pil pari allo 0,3%, meglio di Francia (+0,1%) e Germania (+0,2%), ma peggio della Spagna (+0,6%). Nonostante questo modesto risultato, l&#39;occupazione ha mostrato un andamento positivo, con un aumento dello 0,9% rispetto al trimestre precedente, corrispondente a 224mila occupati in più.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;A marzo 2025, tuttavia, si è registrata una battuta d&#39;arresto: gli occupati sono diminuiti di 16mila unità, portando il totale a 24 milioni 307mila. Il calo ha riguardato principalmente le donne e i lavoratori sotto i 35 anni. Dal punto di vista contrattuale, diminuiscono sia i dipendenti a termine che gli autonomi, mentre crescono i lavoratori con contratto a tempo indeterminato. Il tasso di occupazione resta comunque stabile al 63,0%.&#xA;Il mercato del lavoro è ancora capace di attrarre persone precedentemente inattive, ma lo scenario dell’immediato futuro è condizionato dai dazi americani.&#xA;Il Fondo Monetario Internazionale prevede una decelerazione del Pil mondiale nel 2025 (+2,8% contro il +3,3% del 2024), con una moderata ripresa solo nel 2026 (+3,0%)&#xA;Il clima di fiducia delle imprese ha registrato la terza flessione consecutiva ad aprile, coinvolgendo tutti i quattro principali settori economici. La fiducia dei consumatori è in diminuzione. Ad aprile, infatti, le attese sull&#39;occupazione sono peggiorate principalmente nel settore manifatturiero e, in misura minore, in quello delle costruzioni, dei servizi e del commercio al dettaglio.&#xA;&#xA;Considerando questi fattori, è ragionevole attendersi un rallentamento nella creazione di nuovi posti di lavoro nei prossimi mesi.&#xA;&#xA;Il mercato del lavoro italiano mostra una limitata capacità di generare occupazione di qualità in assenza di una solida crescita. E qui servirebbe una politica del lavoro che funziona.&#xA;&#xA;INAPP nel suo rapporto 2024 ha indicato  i problemi del programma GOL, il principale investimento del PNRR in politiche attive (5,4 miliardi):&#xA;&#xA;solo il 51,7% degli individui presi in carico ha effettivamente avviato o concluso una politica attiva;&#xA;solo il 18,8% dei casi ha partecipato ad attività formative, nonostante il 75,2% dei presi in carico dichiari interesse per tali attività;&#xA;il 10,5% dei soggetti ha fatto un tirocinio.&#xA;&#xA;INAPP elenca anche le cause:&#xA;&#xA;rigidità nel disegno e nella governance del programma, come la suddivisione a priori dell&#39;utenza in percorsi predefiniti;&#xA;carenza di personale nei Centri per l&#39;impiego che ha limitato la capacità di gestire l&#39;utenza;&#xA;insufficiente coinvolgimento degli operatori privati già dalla fase di programmazione.&#xA;&#xA;Certo ci sono aspetti positivi: per la prima volta le politiche attive hanno superato come partecipazione quelle passive basate sui sussidi, ma la rigidità dei processi resta forse il problema più rilevante.&#xA;&#xA;Se non ci fidiamo della prima linea, le persone che accolgono quelli che cercano lavoro, e non restituiamo loro capacità di personalizzare e responsabilità su risorse e decisioni, non riusciremo certo a migliorare performance e risultati.&#xA;Non è a colpi di LEP e di tools per la profilazione e il matching automatico che possiamo aiutare le persone a navigare nella complessità del mercato attuale. Tantomeno riusciamo ad attirare inattivi e scoraggiati a tornare al lavoro: forse è questo il principale scoglio al raggiungimento delle medie europee di occupazione.&#xA;Se anche la valutazione delle politiche resta in buona sostanza ancorata all’analisi di processo, difficilmente riusciremo a capire quali punti migliorare. Potrebbe incominciare proprio INAPP che invoca giustamente un cambio di paradigma.&#xA;&#xA;Giampaolo Montaletti&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Orcid&#xD;&#xA;LinkedIn&#xD;&#xA;montaletti.com&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Scarica gli articoli di questo blog in formato epub.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://humanwork.montaletti.com/tag:dati" class="hashtag"><span>#</span><span class="p-category">dati</span></a></p>

<p>Nel primo trimestre 2025 l&#39;economia italiana ha registrato una crescita del Pil pari allo 0,3%, meglio di Francia (+0,1%) e Germania (+0,2%), ma peggio della Spagna (+0,6%). Nonostante questo modesto risultato, l&#39;occupazione ha mostrato un andamento positivo, con un aumento dello 0,9% rispetto al trimestre precedente, corrispondente a 224mila occupati in più.</p>



<p>A marzo 2025, tuttavia, si è registrata una battuta d&#39;arresto: gli occupati sono diminuiti di 16mila unità, portando il totale a 24 milioni 307mila. Il calo ha riguardato principalmente le donne e i lavoratori sotto i 35 anni. Dal punto di vista contrattuale, diminuiscono sia i dipendenti a termine che gli autonomi, mentre crescono i lavoratori con contratto a tempo indeterminato. Il tasso di occupazione resta comunque stabile al 63,0%.
Il mercato del lavoro è ancora capace di attrarre persone precedentemente inattive, ma lo scenario dell’immediato futuro è condizionato dai dazi americani.
Il Fondo Monetario Internazionale prevede una decelerazione del Pil mondiale nel 2025 (+2,8% contro il +3,3% del 2024), con una moderata ripresa solo nel 2026 (+3,0%)
Il clima di fiducia delle imprese ha registrato la terza flessione consecutiva ad aprile, coinvolgendo tutti i quattro principali settori economici. La fiducia dei consumatori è in diminuzione. Ad aprile, infatti, le attese sull&#39;occupazione sono peggiorate principalmente nel settore manifatturiero e, in misura minore, in quello delle costruzioni, dei servizi e del commercio al dettaglio.</p>

<p>Considerando questi fattori, è ragionevole attendersi un rallentamento nella creazione di nuovi posti di lavoro nei prossimi mesi.</p>

<p>Il mercato del lavoro italiano mostra una limitata capacità di generare occupazione di qualità in assenza di una solida crescita. E qui servirebbe una politica del lavoro che funziona.</p>

<p>INAPP nel suo rapporto 2024 ha indicato  i problemi del programma GOL, il principale investimento del PNRR in politiche attive (5,4 miliardi):</p>
<ul><li>solo il 51,7% degli individui presi in carico ha effettivamente avviato o concluso una politica attiva;</li>
<li>solo il 18,8% dei casi ha partecipato ad attività formative, nonostante il 75,2% dei presi in carico dichiari interesse per tali attività;</li>
<li>il 10,5% dei soggetti ha fatto un tirocinio.</li></ul>

<p>INAPP elenca anche le cause:</p>
<ul><li>rigidità nel disegno e nella governance del programma, come la suddivisione a priori dell&#39;utenza in percorsi predefiniti;</li>
<li>carenza di personale nei Centri per l&#39;impiego che ha limitato la capacità di gestire l&#39;utenza;</li>
<li>insufficiente coinvolgimento degli operatori privati già dalla fase di programmazione.</li></ul>

<p>Certo ci sono aspetti positivi: per la prima volta le politiche attive hanno superato come partecipazione quelle passive basate sui sussidi, ma la rigidità dei processi resta forse il problema più rilevante.</p>

<p>Se non ci fidiamo della prima linea, le persone che accolgono quelli che cercano lavoro, e non restituiamo loro capacità di personalizzare e responsabilità su risorse e decisioni, non riusciremo certo a migliorare performance e risultati.
Non è a colpi di LEP e di tools per la profilazione e il matching automatico che possiamo aiutare le persone a navigare nella complessità del mercato attuale. Tantomeno riusciamo ad attirare inattivi e scoraggiati a tornare al lavoro: forse è questo il principale scoglio al raggiungimento delle medie europee di occupazione.
Se anche la valutazione delle politiche resta in buona sostanza ancorata all’analisi di processo, difficilmente riusciremo a capire quali punti migliorare. Potrebbe incominciare proprio INAPP che invoca giustamente un cambio di paradigma.</p>

<h1 id="giampaolo-montaletti" id="giampaolo-montaletti">Giampaolo Montaletti</h1>

<p><a href="https://orcid.org/0009-0002-5327-1122">Orcid</a>
<a href="https://www.linkedin.com/in/giampaolomontaletti/">LinkedIn</a>
<a href="montaletti.com">montaletti.com</a></p>

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]]></content:encoded>
      <guid>https://humanwork.montaletti.com/la-crescita-economica-rallenta-ma-le-politiche-attive-fanno-fatica</guid>
      <pubDate>Wed, 14 May 2025 08:19:43 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Scarica i contenuti di humanwork.</title>
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      <guid>https://humanwork.montaletti.com/scarica-i-contenuti-di-humanwork</guid>
      <pubDate>Sun, 11 May 2025 05:46:06 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>I salari reali recuperano, ma solo in parte.</title>
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      <description>&lt;![CDATA[#dati #salari&#xA;&#xA;ISTAT ha pubblicato i dati sui contratti collettivi e retribuzioni contrattuali per il periodo gennaio-marzo 2025.&#xA;&#xA;Le retribuzioni contrattuali orarie nel primo trimestre 2025 sono cresciute del 3,9% rispetto allo stesso periodo del 2024&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;L&#39;indice delle retribuzioni contrattuali orarie a marzo 2025 segna un aumento dello 0,4% rispetto a febbraio 2025 e del 4,0% rispetto a marzo 2024&#xA;Nonostante la crescita sostenuta nel settore privato, si registra ancora un significativo gap rispetto al potere d&#39;acquisto pre-inflazione: le retribuzioni contrattuali reali di marzo 2025 sono ancora inferiori di circa l&#39;8% rispetto a quelle di gennaio 2021&#xA;Il recupero del potere d&#39;acquisto rispetto alle perdite del biennio 2022-2023 è in corso ma rimane ancora significativa la perdita accumulata&#xA;&#xA;Visione settoriale&#xA;&#xA;La crescita delle retribuzioni è disomogenea tra i settori:&#xA;&#xA;Settore privato: crescita sostenuta (+4,7% tendenziale a marzo 2025)&#xA;Pubblica amministrazione: crescita più contenuta (+1,7% tendenziale)&#xA;Industria: +4,9% tendenziale&#xA;Servizi privati: +4,3% tendenziale&#xA;&#xA;I settori con gli aumenti tendenziali più elevati sono:&#xA;&#xA;Alimentari: +7,8%&#xA;Settore metalmeccanico: +6,3%&#xA;Commercio: +6,1%&#xA;&#xA;Settori senza aumenti (variazione 0%):&#xA;&#xA;Farmacie private&#xA;Telecomunicazioni&#xA;Regioni e autonomie locali&#xA;Servizio sanitario nazionale&#xA;&#xA;Agricoltura e industria hanno registrato perdite inferiori alla media, mentre i servizi privati e la pubblica amministrazione hanno situazioni più sfavorevoli&#xA;&#xA;Percentuale di lavoratori senza rinnovo contrattuale&#xA;&#xA;A fine marzo 2025, i contratti in attesa di rinnovo sono 35 e coinvolgono circa 6,2 milioni di dipendenti, pari al 47,3% del totale&#xA;Nel settore privato la situazione è migliore: solo il 32,6% dei dipendenti è in attesa di rinnovo contrattuale&#xA;Nella pubblica amministrazione la situazione è critica: il 100% dei dipendenti è in attesa di rinnovo (tutti i contratti rinnovati si riferiscono al triennio 2022-2024 e risultano già scaduti)&#xA;Nel primo trimestre 2025 sono stati rinnovati nove contratti importanti (logistica, servizi socio assistenziali-Uneba, ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici, edilizia, energia elettrica, autoferrotranvieri e Rai)&#xA;Il tempo medio di attesa per i lavoratori con contratto scaduto è di 23,1 mesi (in diminuzione rispetto ai 29,0 mesi di marzo 2024)&#xA;&#xA;Contesto economico e prospettive&#xA;&#xA;Le retribuzioni reali registrano un parziale recupero, ma il divario accumulato rispetto al 2021 rimane consistente&#xA;La dinamica delle retribuzioni è prevista in leggero rallentamento nel semestre aprile-settembre 2025, con un incremento tendenziale proiettato del 2,6% e una media annua 2025 del 2,7%&#xA;I settori agricoli e industriali mostrano una maggiore capacità di recupero salariale rispetto ai servizi privati e alla pubblica amministrazione&#xA;È prevista una diminuzione della quota di contratti in vigore dal 50,5% di aprile 2025 al 48,4% di settembre 2025 nell&#39;ipotesi di assenza di rinnovi&#xA;&#xA;Giampaolo Montaletti&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Orcid&#xD;&#xA;LinkedIn&#xD;&#xA;montaletti.com&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Scarica gli articoli di questo blog in formato epub.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://humanwork.montaletti.com/tag:dati" class="hashtag"><span>#</span><span class="p-category">dati</span></a> <a href="https://humanwork.montaletti.com/tag:salari" class="hashtag"><span>#</span><span class="p-category">salari</span></a></p>

<p>ISTAT ha pubblicato i dati sui contratti collettivi e retribuzioni contrattuali per il periodo gennaio-marzo 2025.</p>

<p>Le retribuzioni contrattuali orarie nel primo trimestre 2025 sono cresciute del 3,9% rispetto allo stesso periodo del 2024</p>



<p>L&#39;indice delle retribuzioni contrattuali orarie a marzo 2025 segna un aumento dello 0,4% rispetto a febbraio 2025 e del 4,0% rispetto a marzo 2024
Nonostante la crescita sostenuta nel settore privato, si registra ancora un significativo gap rispetto al potere d&#39;acquisto pre-inflazione: le retribuzioni contrattuali reali di marzo 2025 sono ancora inferiori di circa l&#39;8% rispetto a quelle di gennaio 2021
Il recupero del potere d&#39;acquisto rispetto alle perdite del biennio 2022-2023 è in corso ma rimane ancora significativa la perdita accumulata</p>

<h2 id="visione-settoriale" id="visione-settoriale">Visione settoriale</h2>

<p>La crescita delle retribuzioni è disomogenea tra i settori:</p>
<ul><li>Settore privato: crescita sostenuta (+4,7% tendenziale a marzo 2025)</li>
<li>Pubblica amministrazione: crescita più contenuta (+1,7% tendenziale)</li>
<li>Industria: +4,9% tendenziale</li>
<li>Servizi privati: +4,3% tendenziale</li></ul>

<p>I settori con gli aumenti tendenziali più elevati sono:</p>
<ul><li>Alimentari: +7,8%</li>
<li>Settore metalmeccanico: +6,3%</li>
<li>Commercio: +6,1%</li></ul>

<p>Settori senza aumenti (variazione 0%):</p>
<ul><li>Farmacie private</li>
<li>Telecomunicazioni</li>
<li>Regioni e autonomie locali</li>
<li>Servizio sanitario nazionale</li></ul>

<p>Agricoltura e industria hanno registrato perdite inferiori alla media, mentre i servizi privati e la pubblica amministrazione hanno situazioni più sfavorevoli</p>

<h2 id="percentuale-di-lavoratori-senza-rinnovo-contrattuale" id="percentuale-di-lavoratori-senza-rinnovo-contrattuale">Percentuale di lavoratori senza rinnovo contrattuale</h2>

<p>A fine marzo 2025, i contratti in attesa di rinnovo sono 35 e coinvolgono circa 6,2 milioni di dipendenti, pari al 47,3% del totale
Nel settore privato la situazione è migliore: solo il 32,6% dei dipendenti è in attesa di rinnovo contrattuale
Nella pubblica amministrazione la situazione è critica: il 100% dei dipendenti è in attesa di rinnovo (tutti i contratti rinnovati si riferiscono al triennio 2022-2024 e risultano già scaduti)
Nel primo trimestre 2025 sono stati rinnovati nove contratti importanti (logistica, servizi socio assistenziali-Uneba, ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici, edilizia, energia elettrica, autoferrotranvieri e Rai)
Il tempo medio di attesa per i lavoratori con contratto scaduto è di 23,1 mesi (in diminuzione rispetto ai 29,0 mesi di marzo 2024)</p>

<h2 id="contesto-economico-e-prospettive" id="contesto-economico-e-prospettive">Contesto economico e prospettive</h2>

<p>Le retribuzioni reali registrano un parziale recupero, ma il divario accumulato rispetto al 2021 rimane consistente
La dinamica delle retribuzioni è prevista in leggero rallentamento nel semestre aprile-settembre 2025, con un incremento tendenziale proiettato del 2,6% e una media annua 2025 del 2,7%
I settori agricoli e industriali mostrano una maggiore capacità di recupero salariale rispetto ai servizi privati e alla pubblica amministrazione
È prevista una diminuzione della quota di contratti in vigore dal 50,5% di aprile 2025 al 48,4% di settembre 2025 nell&#39;ipotesi di assenza di rinnovi</p>

<h1 id="giampaolo-montaletti" id="giampaolo-montaletti">Giampaolo Montaletti</h1>

<p><a href="https://orcid.org/0009-0002-5327-1122">Orcid</a>
<a href="https://www.linkedin.com/in/giampaolomontaletti/">LinkedIn</a>
<a href="montaletti.com">montaletti.com</a></p>

<p><a href="https://write.as/giampaolo-montaletti/scarica-i-contenuti-di-humanwork">Scarica gli articoli di questo blog in formato epub</a>.</p>
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      <guid>https://humanwork.montaletti.com/i-salari-reali-recuperono-ma-solo-in-parte</guid>
      <pubDate>Tue, 29 Apr 2025 14:10:27 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>CONTRATTI AZIENDALI/ I vantaggi per lavoratori e imprese che oggi è possibile potenziare</title>
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      <description>&lt;![CDATA[dati&#xA;&#xA;Il ministero del Lavoro ha pubblicato il 15 aprile scorso il Report sul Deposito contratti aziendali depositati secondo l’articolo 5 del DM 25 marzo 2016. Il report analizza i 107.315 contratti di cui 12.073 risultano attualmente attivi. Tra i contratti attivi, 9.821 sono aziendali e 2.252 territoriali.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;I contratti attivi principalmente mirano a raggiungere obiettivi di produttività (9.850), redditività (7.803), qualità (6.186) e molti includono misure di welfare aziendale (7.399) o prevedono piani di partecipazione (1.255).&#xA;&#xA;Il numero di lavoratori beneficiari indicato è pari a 3.239.236, di cui 2.228.473 riferiti a contratti aziendali e 1.010.763 a contratti territoriali.&#xA;&#xA;Con la contrattazione aziendale naturalmente sindacato e impresa cercano di sfruttare i vantaggi garantiti dalla norma: detassazione dei premi di risultato e partecipazione agli utili; decontribuzione per misure di conciliazione vita-lavoro; crediti d’imposta per la formazione in tecnologie 4.0; possibilità di adattare le condizioni lavorative alle esigenze specifiche di ciascuna azienda; incentivi alla produttività con ricadute positive sia per i lavoratori (premi) che per le aziende.&#xA;&#xA;Le cifre che accompagnano i contratti sono interessanti; il valore annuo medio del premio per i lavoratori è di 1.581,51 euro, con i contratti aziendali che offrono premi più sostanziosi (media 1.807,52 euro) rispetto ai territoriali (681,51 euro).&#xA;&#xA;Dal punto di vista del settore, il 62% dei contratti riguarda i Servizi, il 37% l’Industria e l’1% l’Agricoltura. Se si osserva la distribuzione territoriale, il 74% dei contratti è concentrato al Nord, 17% al Centro e solo il 9% al Sud. La Lombardia risulta la regione con il maggior numero di contratti depositati (30.523), seguita da Emilia-Romagna (17.525), Veneto (12.526) e Piemonte (9.988).&#xA;&#xA;Data la natura della contrattazione è positivo che il 50% delle aziende abbia meno di 50 dipendenti, il 15% ha tra 50 e 99 dipendenti e il 35% ha 100 o più dipendenti.&#xA;&#xA;Se la contrattazione resta la via maestra per un equo salario, varrebbe la pena di espanderne l’esperienza. Come? Proviamo a stendere una lista delle possibili azioni:&#xA;&#xA;\- potenziare gli incentivi fiscali, particolarmente nelle regioni del Centro-Sud dove la presenza è minore;&#xA;&#xA;\- semplificare le procedure di deposito telematico;&#xA;&#xA;\- promuovere campagne informative sui benefici della contrattazione decentrata;&#xA;&#xA;\- creare sportelli di consulenza dedicati alle piccole imprese;&#xA;&#xA;\- sviluppare modelli contrattuali standardizzati per le piccole imprese;&#xA;&#xA;\- introdurre misure specifiche per settori emergenti dell’economia.&#xA;&#xA;Il documento del Ministero sottolinea l’importanza di questi strumenti contrattuali che, attraverso la contrattazione decentrata, permettono di adattare le condizioni di lavoro alle specifiche realtà produttive migliorando sia la competitività delle imprese che le condizioni economiche dei lavoratori.&#xA;&#xA;Insomma, si tratta di strumenti poco pubblicizzati e poco valutati, sui quali varrebbe la pena spostare un maggiore impegno di politica e comunicazione.&#xA;&#xA;Giampaolo Montaletti&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Orcid&#xD;&#xA;LinkedIn&#xD;&#xA;montaletti.com&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Scarica gli articoli di questo blog in formato epub.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://humanwork.montaletti.com/tag:dati" class="hashtag"><span>#</span><span class="p-category">dati</span></a></p>

<p>Il ministero del Lavoro ha pubblicato il 15 aprile scorso il Report sul Deposito contratti aziendali depositati secondo l’articolo 5 del DM 25 marzo 2016. Il report analizza i 107.315 contratti di cui 12.073 risultano attualmente attivi. Tra i contratti attivi, 9.821 sono aziendali e 2.252 territoriali.</p>



<p>I contratti attivi principalmente mirano a raggiungere obiettivi di <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/contratti-di-produttivita-la-micro-concertazione-che-puo-far-crescere-i-salari/2817129/">produttività</a> (9.850), redditività (7.803), qualità (6.186) e molti includono misure di welfare aziendale (7.399) o prevedono piani di partecipazione (1.255).</p>

<p>Il numero di lavoratori beneficiari indicato è pari a 3.239.236, di cui 2.228.473 riferiti a contratti aziendali e 1.010.763 a contratti territoriali.</p>

<p>Con la contrattazione aziendale naturalmente sindacato e impresa cercano di sfruttare i vantaggi garantiti dalla norma: detassazione dei premi di risultato e partecipazione agli utili; decontribuzione per misure di conciliazione vita-lavoro; crediti d’imposta per la formazione in tecnologie 4.0; possibilità di adattare le condizioni lavorative alle esigenze specifiche di ciascuna azienda; incentivi alla produttività con ricadute positive sia per i lavoratori (premi) che per le aziende.</p>

<p>Le cifre che accompagnano i contratti sono interessanti; il valore annuo medio del premio per i lavoratori è di 1.581,51 euro, con i contratti aziendali che offrono premi più sostanziosi (media 1.807,52 euro) rispetto ai territoriali (681,51 euro).</p>

<p>Dal punto di vista del settore, il 62% dei contratti riguarda i Servizi, il 37% l’Industria e l’1% l’Agricoltura. Se si osserva la distribuzione <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/i-numeri-dal-lavoro-alla-qualita-della-vita-6-parametri-mostrano-le-differenze-tra-le-province-italiane/2825511/">territoriale</a>, il 74% dei contratti è concentrato al Nord, 17% al Centro e solo il 9% al Sud. La Lombardia risulta la regione con il maggior numero di contratti depositati (30.523), seguita da Emilia-Romagna (17.525), Veneto (12.526) e Piemonte (9.988).</p>

<p>Data la natura della contrattazione è positivo che il 50% delle aziende abbia meno di 50 dipendenti, il 15% ha tra 50 e 99 dipendenti e il 35% ha 100 o più dipendenti.</p>

<p>Se la contrattazione resta la via maestra per un equo salario, varrebbe la pena di espanderne l’esperienza. Come? Proviamo a stendere una lista delle possibili azioni:</p>

<p>- potenziare gli incentivi fiscali, particolarmente nelle regioni del Centro-Sud dove la presenza è minore;</p>

<p>- semplificare le procedure di deposito telematico;</p>

<p>- promuovere campagne informative sui benefici della contrattazione decentrata;</p>

<p>- creare sportelli di consulenza dedicati alle piccole imprese;</p>

<p>- sviluppare modelli contrattuali standardizzati per le piccole imprese;</p>

<p>- introdurre misure specifiche per settori emergenti dell’economia.</p>

<p>Il documento del Ministero sottolinea <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/i-numeri-del-lavoro-cosi-i-contratti-di-produttivita-aiutano-salari-e-welfare/2784728/">l’importanza di questi strumenti contrattuali</a> che, attraverso la contrattazione decentrata, permettono di adattare le condizioni di lavoro alle specifiche realtà produttive migliorando sia la competitività delle imprese che le condizioni economiche dei lavoratori.</p>

<p>Insomma, si tratta di strumenti poco pubblicizzati e poco valutati, sui quali varrebbe la pena spostare un maggiore impegno di politica e comunicazione.</p>

<h1 id="giampaolo-montaletti" id="giampaolo-montaletti">Giampaolo Montaletti</h1>

<p><a href="https://orcid.org/0009-0002-5327-1122">Orcid</a>
<a href="https://www.linkedin.com/in/giampaolomontaletti/">LinkedIn</a>
<a href="montaletti.com">montaletti.com</a></p>

<p><a href="https://write.as/giampaolo-montaletti/scarica-i-contenuti-di-humanwork">Scarica gli articoli di questo blog in formato epub</a>.</p>
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      <guid>https://humanwork.montaletti.com/contratti-aziendali-i-vantaggi-per-lavoratori-e-imprese-che-oggi-e-possibile</guid>
      <pubDate>Fri, 25 Apr 2025 05:26:21 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>ISTAT: povertà in crescita</title>
      <link>https://humanwork.montaletti.com/istat-poverta-in-crescita?pk_campaign=rss-feed</link>
      <description>&lt;![CDATA[dati &#xA;&#xA;La popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale in Italia è pari a 13 milioni e mezzo di persone, pari 23,1% nel 2024. Il dato è in lieve crescita rispetto al 2023, quando la percentuale complessiva era al 22,8%. Lo afferma ISTAT che ha pubblicato il 26 marzo un report sulle condizioni di vita della famiglie.&#xA;&#xA;La crescita sarà pure lieve come afferma ISTAT, ma il numero resta molto elevato, senza dubbio.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;ISTAT divide il 23,1% a rischio in due grandi gruppi.&#xA;&#xA;Il primo gruppo è quello delle persone che vivono in una famiglia con reddito sotto il 60% della mediana ovvero per il 2024, con reddito netto sotto i 12.362 euro. In questo gruppo ci sono 11 milioni di persone, il 18,9% degli italiani, etichettati come “a rischio di povertà”. Fuori di retorica, sono in povertà.&#xA;&#xA;Poi ci sono quelli in grave stato di deprivazione materiale e sociale. Sono il 4,6% circa 2,7 milioni di persone. Questi stanno un poco meglio , ma non hanno soldi per affrontare spese impreviste, piuttosto che non hanno sufficienti soldi per fare un pasto adeguato o sono indietro con le rate del mutuo. Sono vite traballanti, che potrebbero raggiungere il gruppo dei poveri a breve.&#xA;&#xA;Poveri e a rischio di povertà sono due gruppi abbastanza stabili, ma c’è un terzo gruppo: il gruppo delle famiglie a bassa intensità di lavoro, cioè con componenti che lavorano meno di un quinto del tempo disponibile. Sono 3 milioni e 873 mila persone, il 9,2% della popolazione e sono in crescita, erano l’8,9% l’anno prima. La bassa intensità di lavoro aumenta fra i giovani e la famiglie con un solo genitore.&#xA;&#xA;Dove aumenta la povertà o il rischio di esclusione? Fra i pensionati, soprattutto quelli soli e le famiglie numerose prima di tutto. Va meglio per la famiglie con uno o due figli e lavoro dipendente. Va meglio al nordest e peggio al sud.&#xA;&#xA;Dietro questo aumento della povertà ci sono due fenomeni: il primo è l’inflazione, che nel 2023 è stata più alta della crescita dei salari; la capacità di acquisto delle famiglie è scesa, il secondo è un aumento dell’occupazione in settori poveri, ovvero un aumento di occupazione di bassa qualità.&#xA;&#xA;Aumenta in questo modo la disuguaglianza: il 20% della popolazione che guadagna di più guadagna 5,5 volte di più del 20% più povero, un indice in peggioramento. ISTAT inoltre segnala che nel 2023 i lavoratori a basso reddito erano il 21% del totale.&#xA;&#xA;I numeri sono disarmanti: c’è una emergenza vera e propria in corso.&#xA;&#xA;Nei giorni scorsi l’ILO (International Labour Office) delle Nazioni Unite ha detto chiaramente che a partire dal 2008 i salari reali italiani sono calati dell’8,7%. La stampa ha dato grande risalto alla notizia. Meno risalto ha dato ai suggerimenti del rapporto. Li sintetizzo:&#xA;&#xA;Migliorare la contrattazione collettiva: fissare meccanismi di aggiornamento automatico dei salari legati alla produttività.&#xA;Riformare la fiscalità: Ridurre il cuneo fiscale sui redditi da lavoro per aumentare il salario netto percepito dai lavoratori.&#xA;Introdurre un salario minimo  se ben calibrato, un salario minimo legale potrebbe ridurre il numero di lavoratori con retribuzioni troppo basse.&#xA;Investire nella formazione e nell’innovazione: rafforzare le politiche di sostegno alle competenze digitali e tecnologiche per favorire lavori a più alto valore aggiunto (e non quelli a basso valore).&#xA;&#xA;Per la politica italiana si tratta di una agenda divisiva. Ma l’emergenza richiederebbe un confronto nel merito e non sulle retoriche.&#xA;&#xA;Giampaolo Montaletti&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Orcid&#xD;&#xA;LinkedIn&#xD;&#xA;montaletti.com&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Scarica gli articoli di questo blog in formato epub.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://humanwork.montaletti.com/tag:dati" class="hashtag"><span>#</span><span class="p-category">dati</span></a></p>

<p>La popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale in Italia è pari a 13 milioni e mezzo di persone, pari 23,1% nel 2024. Il dato è in lieve crescita rispetto al 2023, quando la percentuale complessiva era al 22,8%. Lo afferma ISTAT che ha pubblicato il 26 marzo un report sulle condizioni di vita della famiglie.</p>

<p>La crescita sarà pure lieve come afferma ISTAT, ma il numero resta molto elevato, senza dubbio.</p>



<p>ISTAT divide il 23,1% a rischio in due grandi gruppi.</p>

<p>Il primo gruppo è quello delle persone che vivono in una famiglia con reddito sotto il 60% della mediana ovvero per il 2024, con reddito netto sotto i 12.362 euro. In questo gruppo ci sono 11 milioni di persone, il 18,9% degli italiani, etichettati come “a rischio di povertà”. Fuori di retorica, sono in povertà.</p>

<p>Poi ci sono quelli in grave stato di deprivazione materiale e sociale. Sono il 4,6% circa 2,7 milioni di persone. Questi stanno un poco meglio , ma non hanno soldi per affrontare spese impreviste, piuttosto che non hanno sufficienti soldi per fare un pasto adeguato o sono indietro con le rate del mutuo. Sono vite traballanti, che potrebbero raggiungere il gruppo dei poveri a breve.</p>

<p>Poveri e a rischio di povertà sono due gruppi abbastanza stabili, ma c’è un terzo gruppo: il gruppo delle famiglie a bassa intensità di lavoro, cioè con componenti che lavorano meno di un quinto del tempo disponibile. Sono 3 milioni e 873 mila persone, il 9,2% della popolazione e sono in crescita, erano l’8,9% l’anno prima. La bassa intensità di lavoro aumenta fra i giovani e la famiglie con un solo genitore.</p>

<p>Dove aumenta la povertà o il rischio di esclusione? Fra i pensionati, soprattutto quelli soli e le famiglie numerose prima di tutto. Va meglio per la famiglie con uno o due figli e lavoro dipendente. Va meglio al nordest e peggio al sud.</p>

<p>Dietro questo aumento della povertà ci sono due fenomeni: il primo è l’inflazione, che nel 2023 è stata più alta della crescita dei salari; la capacità di acquisto delle famiglie è scesa, il secondo è un aumento dell’occupazione in settori poveri, ovvero un aumento di occupazione di bassa qualità.</p>

<p>Aumenta in questo modo la disuguaglianza: il 20% della popolazione che guadagna di più guadagna 5,5 volte di più del 20% più povero, un indice in peggioramento. ISTAT inoltre segnala che nel 2023 i lavoratori a basso reddito erano il 21% del totale.</p>

<p><strong>I numeri sono disarmanti: c’è una emergenza vera e propria in corso.</strong></p>

<p>Nei giorni scorsi l’ILO (International Labour Office) delle Nazioni Unite ha detto chiaramente che a partire dal 2008 i salari reali italiani sono calati dell’8,7%. La stampa ha dato grande risalto alla notizia. Meno risalto ha dato ai suggerimenti del rapporto. Li sintetizzo:</p>
<ul><li><strong>Migliorare la contrattazione collettiva</strong>: fissare meccanismi di aggiornamento automatico dei salari legati alla produttività.</li>
<li><strong>Riformare la fiscalità</strong>: Ridurre il cuneo fiscale sui redditi da lavoro per aumentare il salario netto percepito dai lavoratori.</li>
<li><strong>Introdurre un salario minimo</strong>  se ben calibrato, un salario minimo legale potrebbe ridurre il numero di lavoratori con retribuzioni troppo basse.</li>
<li><strong>Investire nella formazione e nell’innovazione</strong>: rafforzare le politiche di sostegno alle competenze digitali e tecnologiche per favorire lavori a più alto valore aggiunto (e non quelli a basso valore).</li></ul>

<p>Per la politica italiana si tratta di una agenda divisiva. Ma l’emergenza richiederebbe un confronto nel merito e non sulle retoriche.</p>

<h1 id="giampaolo-montaletti" id="giampaolo-montaletti">Giampaolo Montaletti</h1>

<p><a href="https://orcid.org/0009-0002-5327-1122">Orcid</a>
<a href="https://www.linkedin.com/in/giampaolomontaletti/">LinkedIn</a>
<a href="montaletti.com">montaletti.com</a></p>

<p><a href="https://write.as/giampaolo-montaletti/scarica-i-contenuti-di-humanwork">Scarica gli articoli di questo blog in formato epub</a>.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://humanwork.montaletti.com/istat-poverta-in-crescita</guid>
      <pubDate>Sat, 29 Mar 2025 08:27:06 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Confronti internazionali: il mercato ha spazio per espandersi e non genera tensioni sui salari.</title>
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      <description>&lt;![CDATA[dati&#xA;&#xA;Eurostat riporta che nel quarto trimestre del 2024, il tasso di occupazione delle persone di età compresa tra 20 e 64 anni nell&#39;UE si è attestato al 75,9%, stabile rispetto al terzo trimestre del 2024, con l’Italia al 67,1%, in calo di 0.4 punti rispetto al trimestre precedente.&#xA;&#xA;Eurostat ha diffuso anche i dati dell’indicatore allargato di disoccupazione (“market slack”, letteralmente “fiacchezza di mercato”) che comprende tutte le persone che hanno un bisogno insoddisfatto di occupazione, ovvero disoccupati, part time involontari, persone disponibili al lavoro ma che non lo hanno cercato oppure disponibili al lavoro ma non immediatamente.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;A livello europeo questo indicatore e al 10,8% della forza lavoro estesa di età compresa tra 20 e 64 anni nel quarto trimestre del 2024 (una diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto al terzo trimestre del 2024), mentre in Italia è al 14,7%, in discesa di 0,3 punti.&#xA;&#xA;Tra il terzo e il quarto trimestre del 2024, Grecia, Lussemburgo, Lituania, Malta e Slovenia hanno registrato aumenti del tasso di occupazione. Il tasso di occupazione è rimasto stabile in Estonia e Ungheria ed è diminuito in 10 paesi dell&#39;UE, con le maggiori diminuzioni registrate in Irlanda (-0,6%), Finlandia, Italia e Lettonia (ciascuno -0,4%).&#xA;&#xA;Non ci sono quindi segnali di restrizione sul mercato del lavoro italiano. C’è spazio per l’aumento dell’occupazione senza che questo generi tensioni salariali.&#xA;&#xA;OCSE ha pubblicato il 13 marzo i dati sulla crescita dei salari reali rispetto al primo trimestre 2021, ovvero prima della crescita dell’inflazione post-pandemia.&#xA;&#xA;I salari reali stanno crescendo praticamente in tutti i paesi dell&#39;OCSE. Tuttavia, restano al di sotto dei livelli osservati all’inizio del 2021 – poco prima dell’aumento dell’inflazione post-pandemia – in circa due terzi dei paesi, compresa l’Italia.&#xA;&#xA;I salari contrattuali reali hanno accentuato la loro tendenza al rialzo, ma rimangono al di sotto dei livelli raggiunti prima dell&#39;aumento dell&#39;inflazione.&#xA;&#xA;La crescita dei salari contrattuali negoziati è diventata positiva solo fra la fine del 2023 o il 2024 nell&#39;area dell&#39;euro nel suo complesso. Le dinamiche dei salari contrattuali riflettono una combinazione di fattori, tra cui lo stato scaglionato e infrequente della contrattazione collettiva, il lasso di tempo tra il completamento dei negoziati e l&#39;effettiva revisione salariali.&#xA;&#xA;Guardando al futuro, l’indicatore della Banca centrale europea (BCE) sulla crescita futura dei salari contrattuali prevede una graduale riduzione della crescita salariale. In Europa si dovrebbe passare dal 5,3% nel quarto trimestre 2024 all’1,4% nel quarto trimestre 2025.&#xA;&#xA;Sempre in termini di prospettive future i dati dei salari pubblicizzati negli annunci di lavoro sulla piattaforma online Indeed mostrano tendenze contrastanti. I salari reali offerti sono in aumento in tre paesi (Francia, Irlanda, Spagna), in calo in quattro (Germania, Italia, Paesi Bassi e Regno Unito), mentre rimangono stabili in due (Stati Uniti e Canada). La crescita in Francia e Irlanda è dovuta esclusivamente alla riduzione dell’inflazione.&#xA;&#xA;Anche i dati della domanda di lavoro on-line confermano che il mercato del lavoro italiano può restare in espansione pur offrendo salari reali decrescenti.&#xA;&#xA;Giampaolo Montaletti&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Orcid&#xD;&#xA;LinkedIn&#xD;&#xA;montaletti.com&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Scarica gli articoli di questo blog in formato epub.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://humanwork.montaletti.com/tag:dati" class="hashtag"><span>#</span><span class="p-category">dati</span></a></p>

<p><a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20250314-2">Eurostat</a> riporta che nel quarto trimestre del 2024, il tasso di occupazione delle persone di età compresa tra 20 e 64 anni nell&#39;UE si è attestato al 75,9%, stabile rispetto al terzo trimestre del 2024, con l’Italia al 67,1%, in calo di 0.4 punti rispetto al trimestre precedente.</p>

<p>Eurostat ha diffuso anche i dati dell’indicatore allargato di disoccupazione (“market slack”, letteralmente “fiacchezza di mercato”) che comprende tutte le persone che hanno un bisogno insoddisfatto di occupazione, ovvero disoccupati, part time involontari, persone disponibili al lavoro ma che non lo hanno cercato oppure disponibili al lavoro ma non immediatamente.</p>



<p>A livello europeo questo indicatore e al 10,8% della forza lavoro estesa di età compresa tra 20 e 64 anni nel quarto trimestre del 2024 (una diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto al terzo trimestre del 2024), mentre in Italia è al 14,7%, in discesa di 0,3 punti.</p>

<p>Tra il terzo e il quarto trimestre del 2024, Grecia, Lussemburgo, Lituania, Malta e Slovenia hanno registrato aumenti del tasso di occupazione. Il tasso di occupazione è rimasto stabile in Estonia e Ungheria ed è diminuito in 10 paesi dell&#39;UE, con le maggiori diminuzioni registrate in Irlanda (-0,6%), Finlandia, Italia e Lettonia (ciascuno -0,4%).</p>

<p>Non ci sono quindi segnali di restrizione sul mercato del lavoro italiano. C’è spazio per l’aumento dell’occupazione senza che questo generi tensioni salariali.</p>

<p><a href="https://www.oecd.org/en/publications/real-wages-continue-to-recover_8f8ec0e4-en.html">OCSE</a> ha pubblicato il 13 marzo i dati sulla crescita dei salari reali rispetto al primo trimestre 2021, ovvero prima della crescita dell’inflazione post-pandemia.</p>

<p>I salari reali stanno crescendo praticamente in tutti i paesi dell&#39;OCSE. Tuttavia, restano al di sotto dei livelli osservati all’inizio del 2021 – poco prima dell’aumento dell’inflazione post-pandemia – in circa due terzi dei paesi, compresa l’Italia.</p>

<p><img src="https://i.snap.as/tjTmoItW.jpg" alt=""/></p>

<p>I salari contrattuali reali hanno accentuato la loro tendenza al rialzo, ma rimangono al di sotto dei livelli raggiunti prima dell&#39;aumento dell&#39;inflazione.</p>

<p>La crescita dei salari contrattuali negoziati è diventata positiva solo fra la fine del 2023 o il 2024 nell&#39;area dell&#39;euro nel suo complesso. Le dinamiche dei salari contrattuali riflettono una combinazione di fattori, tra cui lo stato scaglionato e infrequente della contrattazione collettiva, il lasso di tempo tra il completamento dei negoziati e l&#39;effettiva revisione salariali.</p>

<p>Guardando al futuro, l’indicatore della Banca centrale europea (BCE) sulla crescita futura dei salari contrattuali prevede una graduale riduzione della crescita salariale. In Europa si dovrebbe passare dal 5,3% nel quarto trimestre 2024 all’1,4% nel quarto trimestre 2025.</p>

<p>Sempre in termini di prospettive future i dati dei salari pubblicizzati negli annunci di lavoro sulla piattaforma online Indeed mostrano tendenze contrastanti. I salari reali offerti sono in aumento in tre paesi (Francia, Irlanda, Spagna), in calo in quattro (Germania, Italia, Paesi Bassi e Regno Unito), mentre rimangono stabili in due (Stati Uniti e Canada). La crescita in Francia e Irlanda è dovuta esclusivamente alla riduzione dell’inflazione.</p>

<p>Anche i dati della domanda di lavoro on-line confermano che il mercato del lavoro italiano può restare in espansione pur offrendo salari reali decrescenti.</p>

<h1 id="giampaolo-montaletti" id="giampaolo-montaletti">Giampaolo Montaletti</h1>

<p><a href="https://orcid.org/0009-0002-5327-1122">Orcid</a>
<a href="https://www.linkedin.com/in/giampaolomontaletti/">LinkedIn</a>
<a href="montaletti.com">montaletti.com</a></p>

<p><a href="https://write.as/giampaolo-montaletti/scarica-i-contenuti-di-humanwork">Scarica gli articoli di questo blog in formato epub</a>.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://humanwork.montaletti.com/confronti-internazionali-il-mercato-ha-spazio-per-espandersi-e-non-genera</guid>
      <pubDate>Mon, 17 Mar 2025 09:49:11 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Mercato del lavoro stazionario, salari giù.</title>
      <link>https://humanwork.montaletti.com/mercato-del-lavoro-stazionario-salari-giu?pk_campaign=rss-feed</link>
      <description>&lt;![CDATA[#dati #salari&#xA;&#xA;Mercato del lavoro stazionario, salari giù.&#xA;&#xA;Nel quarto trimestre 2024 il mercato del lavoro è rimasto sostanzialmente stazionario.  Le ore lavorate sono cresciute dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% rispetto al quarto trimestre 2023. Nello stesso periodo il PIL è cresciuto dello 0,1% in termini congiunturali e dello 0,6% in termini tendenziali.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Le posizioni lavorative, che misurano la domanda di lavoro espressa da imprese e altri datori di lavoro attraverso i contratti di assunzione, sono aumentate del 2,3% rispetto all’anno precedente. L’entità della crescita nel corso dei trimestri del 2024 si riduce ed è meno sostenuta nell’industria (+1,5%) rispetto ai servizi (+2,7%), con incrementi particolarmente elevati nei settori delle attività immobiliari (12,3%), delle attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento (+6,6%) e dei servizi di alloggio e ristorazione (+5,1%). Continua il calo delle posizioni in somministrazione (-3,2%), di solito un indicatore di mercato fiacco.&#xA;&#xA;Mentre la domanda rallenta, il costo del lavoro aumenta su base annua del  (+3,2%), per effetto dell’aumento delle retribuzioni (+3,1%) e, in misura maggiore, dei contributi sociali (+3,5%).&#xA;La crescita delle retribuzioni nel 2024 è dovuta principalmente ai rinnovi contrattuali che sono la principale&#xA;motivazione della crescita del costo del lavoro. Nel settore dell’industria, maggiormente interessato dai rinnovi, la crescita è stata decisamente più netta (+4,3%) rispetto a quella dei servizi (+3%).&#xA;&#xA;A cosa dobbiamo questi rallentamenti che misurano un 2024 non particolarmente felice, sotto i buoni dati di tassi di occupazione crescenti in una popolazione decrescente?&#xA;&#xA;Proviamo a fare un riassunto per punti:&#xA;&#xA;il rallentamento della crescita economica, a causa soprattutto dell’incertezza economica globale;&#xA;l’aumento dei costi di produzione ed energia che hanno messo sotto pressione le imprese, soprattutto nel settore manifatturiero riducendo la propensione ad assumere;&#xA;la fine di alcuni sgravi contributivi hanno contribuito al rallentamento della crescita;&#xA;l’invecchiamento della popolazione e il calo demografico stanno influenzando il mercato del lavoro, con una minore crescita della forza lavoro disponibile. Tuttavia, la maggiore partecipazione delle donne e degli over 50 ha sostenuto il tasso di attività;&#xA;alcuni settori trainanti bilanciati dal calo dei settori in difficoltà: industria manifatturiera, costruzioni e commercio al dettaglio hanno sofferto di un rallentamento;&#xA;l’inflazione ancora elevata che ha ridotto il potere d’acquisto delle famiglie.&#xA;&#xA;In definitiva in Italia vale lo scambio: più persone al lavoro e meno soldi per ognuno di loro; una sorta di divisione di una torta che non cresce a sufficienza per fare qualche fetta in più.&#xA;&#xA;Cosa aspettarsi per il mercato del lavoro italiano nel primo trimestre del 2025? Cauto ottimismo, con aspettative di crescita dell&#39;occupazione e una leggera diminuzione del tasso di disoccupazione.&#xA;Nessuna previsione possibile invece per i salari, depressi e ai minimi europei, con una guerra commerciale internazionale pronta a deprimere di nuovo la crescita e a schiacciare verso il basso i salari reali.&#xA;&#xA;Giampaolo Montaletti&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Orcid&#xD;&#xA;LinkedIn&#xD;&#xA;montaletti.com&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Scarica gli articoli di questo blog in formato epub.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://humanwork.montaletti.com/tag:dati" class="hashtag"><span>#</span><span class="p-category">dati</span></a> <a href="https://humanwork.montaletti.com/tag:salari" class="hashtag"><span>#</span><span class="p-category">salari</span></a></p>

<p>Mercato del lavoro stazionario, salari giù.</p>

<p>Nel quarto trimestre 2024 il mercato del lavoro è rimasto sostanzialmente stazionario.  Le ore lavorate sono cresciute dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% rispetto al quarto trimestre 2023. Nello stesso periodo il PIL è cresciuto dello 0,1% in termini congiunturali e dello 0,6% in termini tendenziali.</p>



<p>Le posizioni lavorative, che misurano la domanda di lavoro espressa da imprese e altri datori di lavoro attraverso i contratti di assunzione, sono aumentate del 2,3% rispetto all’anno precedente. L’entità della crescita nel corso dei trimestri del 2024 si riduce ed è meno sostenuta nell’industria (+1,5%) rispetto ai servizi (+2,7%), con incrementi particolarmente elevati nei settori delle attività immobiliari (12,3%), delle attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento (+6,6%) e dei servizi di alloggio e ristorazione (+5,1%). Continua il calo delle posizioni in somministrazione (-3,2%), di solito un indicatore di mercato fiacco.</p>

<p><img src="https://i.snap.as/QcMYdfRh.jpg" alt=""/></p>

<p>Mentre la domanda rallenta, il costo del lavoro aumenta su base annua del  (+3,2%), per effetto dell’aumento delle retribuzioni (+3,1%) e, in misura maggiore, dei contributi sociali (+3,5%).
La crescita delle retribuzioni nel 2024 è dovuta principalmente ai rinnovi contrattuali che sono la principale
motivazione della crescita del costo del lavoro. Nel settore dell’industria, maggiormente interessato dai rinnovi, la crescita è stata decisamente più netta (+4,3%) rispetto a quella dei servizi (+3%).</p>

<p>A cosa dobbiamo questi rallentamenti che misurano un 2024 non particolarmente felice, sotto i buoni dati di tassi di occupazione crescenti in una popolazione decrescente?</p>

<p>Proviamo a fare un riassunto per punti:</p>
<ul><li>il rallentamento della crescita economica, a causa soprattutto dell’incertezza economica globale;</li>
<li>l’aumento dei costi di produzione ed energia che hanno messo sotto pressione le imprese, soprattutto nel settore manifatturiero riducendo la propensione ad assumere;</li>
<li>la fine di alcuni sgravi contributivi hanno contribuito al rallentamento della crescita;</li>
<li>l’invecchiamento della popolazione e il calo demografico stanno influenzando il mercato del lavoro, con una minore crescita della forza lavoro disponibile. Tuttavia, la maggiore partecipazione delle donne e degli over 50 ha sostenuto il tasso di attività;</li>
<li>alcuni settori trainanti bilanciati dal calo dei settori in difficoltà: industria manifatturiera, costruzioni e commercio al dettaglio hanno sofferto di un rallentamento;</li>
<li>l’inflazione ancora elevata che ha ridotto il potere d’acquisto delle famiglie.</li></ul>

<p>In definitiva in Italia vale lo scambio: più persone al lavoro e meno soldi per ognuno di loro; una sorta di divisione di una torta che non cresce a sufficienza per fare qualche fetta in più.</p>

<p>Cosa aspettarsi per il mercato del lavoro italiano nel primo trimestre del 2025? Cauto ottimismo, con aspettative di crescita dell&#39;occupazione e una leggera diminuzione del tasso di disoccupazione.
Nessuna previsione possibile invece per i salari, depressi e ai minimi europei, con una guerra commerciale internazionale pronta a deprimere di nuovo la crescita e a schiacciare verso il basso i salari reali.</p>

<h1 id="giampaolo-montaletti" id="giampaolo-montaletti">Giampaolo Montaletti</h1>

<p><a href="https://orcid.org/0009-0002-5327-1122">Orcid</a>
<a href="https://www.linkedin.com/in/giampaolomontaletti/">LinkedIn</a>
<a href="montaletti.com">montaletti.com</a></p>

<p><a href="https://write.as/giampaolo-montaletti/scarica-i-contenuti-di-humanwork">Scarica gli articoli di questo blog in formato epub</a>.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://humanwork.montaletti.com/mercato-del-lavoro-stazionario-salari-giu</guid>
      <pubDate>Sat, 15 Mar 2025 11:39:15 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Cresce l&#39;occupazione, ma non il salario.</title>
      <link>https://humanwork.montaletti.com/cresce-loccupazione-ma-non-il-salario?pk_campaign=rss-feed</link>
      <description>&lt;![CDATA[#dati #salari&#xA;&#xA;Torna a crescere l&#39;occupazione a gennaio 2025, afferma ISTAT in occasione della diffusione dei dati provvisori sulle forze di lavoro.&#xA;&#xA;La crescita rispetto a dicembre 2024 è di 145 mila unità, lo 0,6% in più. Di conseguenza il tasso di occupazione passa al 62,8%.&#xA;&#xA;I disoccupati calano di 9 mila unità, il tasso di disoccupazione scende al 6,3%. Da dove vengono tutti gli occupati in più? Naturalmente dal gruppo degli inattivi (-146.000 unità), che probabilmente così inattivi non erano.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;L&#39;occupazione aumenta sia per gli uomini che per le donne, sia per i dipendenti che per gli autonomi, ma se guardiamo alle classi di età scopriamo che nella fascia fra 35 e 49 anni di età il numero di occupati diminuisce mentre aumentano i disoccupati nella stessa fascia.&#xA;&#xA;Se si guarda alle differenze rispetto a gennaio 2024 il numero di occupati è cresciuto del 2,2% (+513 mila unità), in aumento sia gli uomini che le donne, mentre per i 15-24 enni e i 35-49 enni si osserva una diminuzione. Il tasso di occupazione, in un anno, sale di un punto percentuale.&#xA;&#xA;Rispetto a gennaio 2024, diminuisce sia il numero di persone in cerca di lavoro (-10,7%, pari a -194 mila unità) sia quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-1,3%, pari a -158 mila).&#xA;&#xA;A ben vedere la classe di età che presenta i dati peggiori è quella fra i 35 e i 49 anni. Anche se si tiene conto del fattore demografico, come fa ISTAT in una apposita analisi, fra i 35-49enni cala l’occupazione, aumenta l’inattività ed è stabile la disoccupazione.&#xA;&#xA;I dati non riportano spunti motivazionali, ma possiamo immaginare che in questa classe di età sia sotto pressione da più punti di vista. Rispetto ai più giovani hanno competenze meno aggiornate e costi più alti, rispetto ai senior hanno meno esperienza e maggiori carichi di famiglia. Insomma corriamo il rischio di doverci occupare della difficile transizione e dell&#39;adeguamento tecnologico e organizzativo di una classe di età che in passato rappresentava la fascia della stabilità, della crescita professionale e degli incrementi reddituali costanti.&#xA;&#xA;Questi problemi di transizione, assieme alle altre sfide che attendono il mercato del lavoro nei prossimi anni, fra adeguamento delle competenze e potenziali tensioni internazionali, dovrebbero servire da spunto per ripensare a come vengono ideate, realizzate e valutate le politiche attive del lavoro, che chiedono più personalizzazione e meno standardizzazione e LEP.&#xA;&#xA;Il quadro complessivo dell&#39;economia aggiunge motivi di riflessione: la pressione fiscale è aumentata dell&#39;1% e oltre, sottolinea ISTAT, con una domanda interna che cresce dello 0,4% ed un PIL che cresce dello 0.7% come nell&#39;anno precedente, il 2023.&#xA;&#xA;Insomma, dopo la ripresa post pandemia, è tornata l&#39;Italia dei decimali, con commenti entusiastici per crescite da prefisso telefonico. Se l&#39;occupazione cresce più del PIL,  gli indicatori di produttività scendono: si riesce a creare occupazione solo in settori a basso margine e che alla fine distribuiscono bassi salari. Eurostat ha di recente pubblicato i dati sui salari in termini di potere d&#39;acquisto, posizionando l&#39;Italia sotto la Spagna e poco sopra Polonia e Malta, al 15% sotto la media europea.&#xA;&#xA;Non sorprende quindi che gli italiani siano ormai sempre più alla ricerca di un lavoro (o almeno di un reddito complementare) per cercare di far quadrare i conti a fine mese.&#xA;&#xA;Giampaolo Montaletti&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Orcid&#xD;&#xA;LinkedIn&#xD;&#xA;montaletti.com&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Scarica gli articoli di questo blog in formato epub.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://humanwork.montaletti.com/tag:dati" class="hashtag"><span>#</span><span class="p-category">dati</span></a> <a href="https://humanwork.montaletti.com/tag:salari" class="hashtag"><span>#</span><span class="p-category">salari</span></a></p>

<p>Torna a crescere l&#39;occupazione a gennaio 2025, afferma ISTAT in occasione della diffusione dei dati provvisori sulle forze di lavoro.</p>

<p>La crescita rispetto a dicembre 2024 è di 145 mila unità, lo 0,6% in più. Di conseguenza il tasso di occupazione passa al 62,8%.</p>

<p>I disoccupati calano di 9 mila unità, il tasso di disoccupazione scende al 6,3%. Da dove vengono tutti gli occupati in più? Naturalmente dal gruppo degli inattivi (-146.000 unità), che probabilmente così inattivi non erano.</p>



<p>L&#39;occupazione aumenta sia per gli uomini che per le donne, sia per i dipendenti che per gli autonomi, ma se guardiamo alle classi di età scopriamo che nella fascia fra 35 e 49 anni di età il numero di occupati diminuisce mentre aumentano i disoccupati nella stessa fascia.</p>

<p>Se si guarda alle differenze rispetto a gennaio 2024 il numero di occupati è cresciuto del 2,2% (+513 mila unità), in aumento sia gli uomini che le donne, mentre per i 15-24 enni e i 35-49 enni si osserva una diminuzione. Il tasso di occupazione, in un anno, sale di un punto percentuale.</p>

<p>Rispetto a gennaio 2024, diminuisce sia il numero di persone in cerca di lavoro (-10,7%, pari a -194 mila unità) sia quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-1,3%, pari a -158 mila).</p>

<p>A ben vedere la classe di età che presenta i dati peggiori è quella fra i 35 e i 49 anni. Anche se si tiene conto del fattore demografico, come fa ISTAT in una apposita analisi, fra i 35-49enni cala l’occupazione, aumenta l’inattività ed è stabile la disoccupazione.</p>

<p><img src="https://i.snap.as/N0hIK1H7.jpg" alt=""/></p>

<p>I dati non riportano spunti motivazionali, ma possiamo immaginare che in questa classe di età sia sotto pressione da più punti di vista. Rispetto ai più giovani hanno competenze meno aggiornate e costi più alti, rispetto ai senior hanno meno esperienza e maggiori carichi di famiglia. Insomma corriamo il rischio di doverci occupare della difficile transizione e dell&#39;adeguamento tecnologico e organizzativo di una classe di età che in passato rappresentava la fascia della stabilità, della crescita professionale e degli incrementi reddituali costanti.</p>

<p>Questi problemi di transizione, assieme alle altre sfide che attendono il mercato del lavoro nei prossimi anni, fra adeguamento delle competenze e potenziali tensioni internazionali, dovrebbero servire da spunto per ripensare a come vengono ideate, realizzate e valutate le politiche attive del lavoro, che chiedono più personalizzazione e meno standardizzazione e LEP.</p>

<p>Il quadro complessivo dell&#39;economia aggiunge motivi di riflessione: la pressione fiscale è aumentata dell&#39;1% e oltre, sottolinea ISTAT, con una domanda interna che cresce dello 0,4% ed un PIL che cresce dello 0.7% come nell&#39;anno precedente, il 2023.</p>

<p>Insomma, dopo la ripresa post pandemia, è tornata l&#39;Italia dei decimali, con commenti entusiastici per crescite da prefisso telefonico. Se l&#39;occupazione cresce più del PIL,  gli indicatori di produttività scendono: si riesce a creare occupazione solo in settori a basso margine e che alla fine distribuiscono bassi salari. Eurostat ha di recente pubblicato i dati sui salari in termini di potere d&#39;acquisto, posizionando l&#39;Italia sotto la Spagna e poco sopra Polonia e Malta, al 15% sotto la media europea.</p>

<p>Non sorprende quindi che gli italiani siano ormai sempre più alla ricerca di un lavoro (o almeno di un reddito complementare) per cercare di far quadrare i conti a fine mese.</p>

<h1 id="giampaolo-montaletti" id="giampaolo-montaletti">Giampaolo Montaletti</h1>

<p><a href="https://orcid.org/0009-0002-5327-1122">Orcid</a>
<a href="https://www.linkedin.com/in/giampaolomontaletti/">LinkedIn</a>
<a href="montaletti.com">montaletti.com</a></p>

<p><a href="https://write.as/giampaolo-montaletti/scarica-i-contenuti-di-humanwork">Scarica gli articoli di questo blog in formato epub</a>.</p>
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      <pubDate>Tue, 04 Mar 2025 10:43:56 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Le fonti internazionali di dati sul lavoro </title>
      <link>https://humanwork.montaletti.com/le-fonti-internazionali-di-dati-sul-lavoro?pk_campaign=rss-feed</link>
      <description>&lt;![CDATA[dati&#xA;&#xA;Ci sono molte fonti internazionali di dati sul lavoro che spesso pubblicano elaborazioni di indicatori che ISTAT non pubblica per l’Italia.&#xA;Si tratta di dati tratti dalle indagini sulle forze di lavoro\ oppure dalla contabilità nazionale\ dove le informazioni sul lavoro vengono trattate per la stima del PIL e quindi del costo e della produttività del lavoro.&#xA;Mentre la rilevazione delle forze di lavoro si basa su un criterio “nazionale” (si rilevano le persone in base a dove risiedono), i conti relativi al PIL si basano sul criterio “interno”: si contano le persone in base a dove producono valore. Quindi una persona che vive a Bologna e lavora a Milano, viene rilevata come occupata nelle forze di lavoro in Emilia-Romagna, ma il suo contributo al PIL viene conteggiato in Lombardia.&#xA;&#xA;Le fonti&#xA;&#xA;https://ilostat.ilo.org è sito dell’international Labour office delle nazioni unite&#xA;https://www.oecd.org/en/data.html&#xA;https://ec.europa.eu/eurostat/web/main/data/database&#xA;https://www.eurofound.europa.eu/it/home&#xA;https://www.imf.org/en/Data&#xA;&#xA;Giampaolo Montaletti&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Orcid&#xD;&#xA;LinkedIn&#xD;&#xA;montaletti.com&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Scarica gli articoli di questo blog in formato epub.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://humanwork.montaletti.com/tag:dati" class="hashtag"><span>#</span><span class="p-category">dati</span></a></p>

<p><strong>Ci sono molte fonti internazionali di dati sul lavoro</strong> che spesso pubblicano elaborazioni di indicatori che ISTAT non pubblica per l’Italia.
Si tratta di dati tratti dalle indagini sulle forze di lavoro[^ <a href="https://www.istat.it/informazioni-sulla-rilevazione/forze-lavoro/">https://www.istat.it/informazioni-sulla-rilevazione/forze-lavoro/</a>] oppure dalla contabilità nazionale[^<a href="https://www.istat.it/statistiche-per-temi/economia/conti-nazionali/">https://www.istat.it/statistiche-per-temi/economia/conti-nazionali/</a>] dove le informazioni sul lavoro vengono trattate per la stima del PIL e quindi del costo e della produttività del lavoro.
Mentre la rilevazione delle forze di lavoro si basa su un criterio “nazionale” (si rilevano le persone in base a dove risiedono), i conti relativi al PIL si basano sul criterio “interno”: si contano le persone in base a dove producono valore. Quindi una persona che vive a Bologna e lavora a Milano, viene rilevata come occupata nelle forze di lavoro in Emilia-Romagna, ma il suo contributo al PIL viene conteggiato in Lombardia.</p>

<p><img src="https://i.snap.as/9cXv86hJ.webp" alt=""/></p>

<h2 id="le-fonti" id="le-fonti">Le fonti</h2>
<ul><li><a href="https://ilostat.ilo.org">https://ilostat.ilo.org</a> è sito dell’international Labour office delle nazioni unite</li>
<li><a href="https://www.oecd.org/en/data.html">https://www.oecd.org/en/data.html</a></li>
<li><a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/main/data/database">https://ec.europa.eu/eurostat/web/main/data/database</a></li>
<li><a href="https://www.eurofound.europa.eu/it/home">https://www.eurofound.europa.eu/it/home</a></li>
<li><a href="https://www.imf.org/en/Data">https://www.imf.org/en/Data</a></li></ul>

<h1 id="giampaolo-montaletti" id="giampaolo-montaletti">Giampaolo Montaletti</h1>

<p><a href="https://orcid.org/0009-0002-5327-1122">Orcid</a>
<a href="https://www.linkedin.com/in/giampaolomontaletti/">LinkedIn</a>
<a href="montaletti.com">montaletti.com</a></p>

<p><a href="https://write.as/giampaolo-montaletti/scarica-i-contenuti-di-humanwork">Scarica gli articoli di questo blog in formato epub</a>.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://humanwork.montaletti.com/le-fonti-internazionali-di-dati-sul-lavoro</guid>
      <pubDate>Mon, 24 Feb 2025 06:41:57 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Le ristrutturazioni dell’high tech in Europa, lezioni per la prossima crisi.</title>
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      <description>&lt;![CDATA[#dati #crisi&#xA;&#xA;Le più grandi imprese ad elevata tecnologia del mondo avevano annunciato tagli e ristrutturazioni nel 2023. Cosa è successo effettivamente?&#xA;&#xA;Cosa possiamo capire dalla successione di annunci di ristrutturazione di aziende come Meta, Amazon, Google, Apple, Microsoft e Salesforce che fino al 2023 erano considerate “posti sicuri” e adelevata crescita? I dati pubblicati da Eurofond (https://www.eurofound.europa.eu/it/home) raccontano una storia interessante per il futuro dei servizi ICT in Europa e in Italia.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Gli annunci di ristrutturazione del 2023 riguardavano la perdita di 67.000 posti di lavoro distribuiti fra USA e diversi paesi europei. Le motivazioni dei licenziamenti riguardavano la riduzione dei costi e in parte la riduzione della domanda, dopo che le 6 aziende avevano assunto durante la pandemia, quando il settore ICT aveva fornito strumenti e infrastrutture per la riorganizzazione di molte attività in lavoro remoto.&#xA;&#xA;I licenziamenti hanno riguardato tutti i reparti ed in particolare le vendite e pubblicità.&#xA;&#xA;L’impatto dei cambiamenti si è esteso oltre la forza lavoro principale delle grandi aziende tecnologiche per influenzare i loro appaltatori, che sono parte integrante dei loro modelli di business. Anche se i casi sono limitati, ci sono alcune prove di questo. Ad esempio, il motivo per cui Accenture ha annunciato un programma di ristrutturazione su larga scala nel luglio 2023 è che migliaia dei suoi dipendenti erano stati esternalizzati a Meta e Microsoft.&#xA;&#xA;Nonostante i licenziamenti i settori della programmazione e delle infrastrutture informatiche nell’UE continuano a denunciare persistenti carenze di manodopera. Secondo gli ultimi dati dell’indagine presso le imprese e i consumatori del quarto trimestre 2024, il 29 % dei datori di lavoro in questi settori ha indicato la carenza di manodopera come un fattore che limita la produzione. Risultati simili, se non peggiori, sono riportati da Excelsior-Unioncamere per l’Italia.&#xA;&#xA;Cosa ci aspetta per il futuro?&#xA;&#xA;Le grandi aziende tecnologiche hanno concluso le loro ristrutturazioni ed i dati del 2024 per l’Europa sembrano confermare la tendenza.&#xA;&#xA;Sebbene nell’UE si stiano ancora attuando tagli di posti di lavoro, al momento non si può parlare di un’ondata di licenziamenti, come è avvenuto all’inizio del 2023. Alcuni dei grandi giganti della tecnologia sono tornati a un percorso di reclutamento più stabile negli ultimi mesi.&#xA;&#xA;In Italia, rispetto a Francia e Irlanda gli insediamenti delle multinazionali sono ridotti, mentre la forte presenza di datori di lavoro con servizi di nicchia e di start-up fa da si che eventuali esuberi possano essere assorbiti facilmente.&#xA;&#xA;Tuttavia, quello che è successo non va sottovalutato. Le ristrutturazioni industriali sono un fatto ricorrente nel tempo e l’Italia ha strumenti rodati per affrontarle, ma non altrettanto si può dire delle ristrutturazioni del settore dei servizi, dove l’unica vera esperienza nazionale riguarda la gestione delle crisi bancarie.&#xA;&#xA;Ma l’introduzione crescente di intelligenza artificiale nei processi di servizio spingerà una ristrutturazione anche in altri comparti dei servizi, compresi quelli che riteniamo solitamente al riparo da crisi e concorrenza, come i servizi professionali e la distribuzione commerciale. La ridefinizione delle relazioni fra settori e l’evoluzione delle competenze potrebbe alla fine riguardare anche gli intermediari che si occupano di ricollocazione e di servizi al lavoro. La prossima generazione di politiche attive del lavoro dovrà tenere conto di questi processi in corso: inutile continuare con i modelli che abbiamo usato per le ristrutturazioni industriali nel primo decennio di questo secolo.&#xA;&#xA;Giampaolo Montaletti&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Orcid&#xD;&#xA;LinkedIn&#xD;&#xA;montaletti.com&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Scarica gli articoli di questo blog in formato epub.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://humanwork.montaletti.com/tag:dati" class="hashtag"><span>#</span><span class="p-category">dati</span></a> <a href="https://humanwork.montaletti.com/tag:crisi" class="hashtag"><span>#</span><span class="p-category">crisi</span></a></p>

<p><em><strong>Le più grandi imprese ad elevata tecnologia del mondo avevano annunciato tagli e ristrutturazioni nel 2023. Cosa è successo effettivamente?</strong></em></p>

<p>Cosa possiamo capire dalla successione di annunci di ristrutturazione di aziende come Meta, Amazon, Google, Apple, Microsoft e Salesforce che fino al 2023 erano considerate “posti sicuri” e adelevata crescita? I dati pubblicati da Eurofond (<a href="https://www.eurofound.europa.eu/it/home">https://www.eurofound.europa.eu/it/home</a>) raccontano una storia interessante per il futuro dei servizi ICT in Europa e in Italia.</p>



<p>Gli annunci di ristrutturazione del 2023 riguardavano la perdita di 67.000 posti di lavoro distribuiti fra USA e diversi paesi europei. Le motivazioni dei licenziamenti riguardavano la riduzione dei costi e in parte la riduzione della domanda, dopo che le 6 aziende avevano assunto durante la pandemia, quando il settore ICT aveva fornito strumenti e infrastrutture per la riorganizzazione di molte attività in lavoro remoto.</p>

<p><em><strong>I licenziamenti hanno riguardato tutti i reparti ed in particolare le vendite e pubblicità.</strong></em></p>

<p>L’impatto dei cambiamenti si è esteso oltre la forza lavoro principale delle grandi aziende tecnologiche per influenzare i loro appaltatori, che sono parte integrante dei loro modelli di business. Anche se i casi sono limitati, ci sono alcune prove di questo. Ad esempio, il motivo per cui Accenture ha annunciato un programma di ristrutturazione su larga scala nel luglio 2023 è che migliaia dei suoi dipendenti erano stati esternalizzati a Meta e Microsoft.</p>

<p>Nonostante i licenziamenti i settori della programmazione e delle infrastrutture informatiche nell’UE continuano a denunciare persistenti carenze di manodopera. Secondo gli ultimi dati dell’indagine presso le imprese e i consumatori del quarto trimestre 2024, il 29 % dei datori di lavoro in questi settori ha indicato la carenza di manodopera come un fattore che limita la produzione. Risultati simili, se non peggiori, sono riportati da Excelsior-Unioncamere per l’Italia.</p>

<p><img src="https://i.snap.as/1whIpPJj.jpg" alt=""/></p>

<p><em><strong>Cosa ci aspetta per il futuro?</strong></em></p>

<p>Le grandi aziende tecnologiche hanno concluso le loro ristrutturazioni ed i dati del 2024 per l’Europa sembrano confermare la tendenza.</p>

<p>Sebbene nell’UE si stiano ancora attuando tagli di posti di lavoro, al momento non si può parlare di un’ondata di licenziamenti, come è avvenuto all’inizio del 2023. Alcuni dei grandi giganti della tecnologia sono tornati a un percorso di reclutamento più stabile negli ultimi mesi.</p>

<p>In Italia, rispetto a Francia e Irlanda gli insediamenti delle multinazionali sono ridotti, mentre la forte presenza di datori di lavoro con servizi di nicchia e di start-up fa da si che eventuali esuberi possano essere assorbiti facilmente.</p>

<p>Tuttavia, quello che è successo non va sottovalutato. Le ristrutturazioni industriali sono un fatto ricorrente nel tempo e l’Italia ha strumenti rodati per affrontarle, ma non altrettanto si può dire delle ristrutturazioni del settore dei servizi, dove l’unica vera esperienza nazionale riguarda la gestione delle crisi bancarie.</p>

<p><strong>Ma l’introduzione crescente di intelligenza artificiale nei processi di servizio spingerà una ristrutturazione anche in altri comparti dei servizi,</strong> compresi quelli che riteniamo solitamente al riparo da crisi e concorrenza, come i servizi professionali e la distribuzione commerciale. La ridefinizione delle relazioni fra settori e l’evoluzione delle competenze potrebbe alla fine riguardare anche gli intermediari che si occupano di ricollocazione e di servizi al lavoro. La prossima generazione di politiche attive del lavoro dovrà tenere conto di questi processi in corso: <strong>inutile continuare con i modelli che abbiamo usato per le ristrutturazioni industriali nel primo decennio di questo secolo.</strong></p>

<h1 id="giampaolo-montaletti" id="giampaolo-montaletti">Giampaolo Montaletti</h1>

<p><a href="https://orcid.org/0009-0002-5327-1122">Orcid</a>
<a href="https://www.linkedin.com/in/giampaolomontaletti/">LinkedIn</a>
<a href="montaletti.com">montaletti.com</a></p>

<p><a href="https://write.as/giampaolo-montaletti/scarica-i-contenuti-di-humanwork">Scarica gli articoli di questo blog in formato epub</a>.</p>
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      <pubDate>Fri, 21 Feb 2025 10:14:35 +0000</pubDate>
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